L’ avvocato Claudio Calvello è iscritto presso l’Ordine degli Avvocati di Padova ed esercita la professione dal 1999. È attivo nel campo del contenzioso civile con particolare attenzione ai settori del diritto societario, del diritto di famiglia e della responsabilità civile.

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Siamo sposati da oltre 10 anni…ma le cose con mia moglie non vanno più bene…abbiamo 2 figli (6 e 8 anni) e la casa è a me intestata. E’ vero che perderò la casa? Sandro.

La domanda del Sig. Marco ci offre lo spunto per affrontare una questione molto delicata nell’ambito della crisi della coppia. Capita spesso, infatti, che quando un coniuge viene nei nostri studi e cominci a “bombardarci” di domande, ad un certo punto del colloquio questi si soffermi specialmente sulle questioni attinenti alla casa coniugale. La domanda, in buona sostanza, è sempre la stessa: “Avvocato, e adesso che ci separiamo la casa che fine fa?”. Ebbene, innanzitutto, è necessario capire se la coppia ha figli (minori, ovvero maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti) perché il nodo della questione sta tutto lì. Infatti, se la coppia è senza figli, in assenza di ipotesi eccezionali, la casa rimarrà automaticamente al coniuge che ne è il proprietario, nel senso che il Giudice non è neppure tenuto ad emettere un provvedimento di assegnazione. Se la casa invece appartiene ad entrambi i coniugi, questi dovranno mettersi necessariamente d’accordo: o uno trasferisce la propria quota all’altra che così diventa titolare esclusivo, o i coniugi vendono la casa a un terzo e ne dividono poi il ricavato, oppure, in mancanza di accordo, uno dei due potrà anche chiedere la divisione giudiziale: la casa andrà all’asta ed il ricavato della vendita, successivamente diviso. Quest’ultima evidentemente è la soluzione peggiore e da scongiurare assolutamente! Se la coppia ha figli, invece, (ed è il caso del Nostro Lettore) il Giudice emetterà un provvedimento diretto alla tutela dei figli minorenni o maggiorenni conviventi e non autosufficienti affinché questi possano continuare a vivere nell’ambiente domestico e nell’habitat in cui sono cresciuti e si è, fino a quel momento, articolata la vita familiare. Ecco che a quel punto il Giudice verificherà quale sarà dei due coniugi il genitore collocatario (quello con cui il minore convivrà) ed assegnerà la casa coniugale a prescindere dalla titolarità della stessa. Ciò significa, in termini pratici, che anche se il marito è proprietario esclusivo dell’abitazione, dovrà comunque lasciarla alla moglie non proprietaria che potrà continuare a viverci fino a che l’ultimo dei figli che convive con lei non sarà economicamente autosufficiente. Capite bene che parliamo anche di lustri specie se la separazione avviene quando ci sono figli piccoli. (Comunque, caro Lettore, sia ben chiaro, non ne perde la proprietà!) E’ comunque evidente che l’assegnazione della casa coniugale ha una ripercussione dal punto di vista patrimoniale perché da un lato il coniuge che lascia la casa dovrà, il più delle volte, sostenere spese per un nuovo affitto o per l’acquisto di un’altra abitazione, mentre il coniuge assegnatario godrà di un arricchimento rappresentato proprio dal risparmio relativo all’affitto o all’acquisto di un’altra casa. Ai giudici, in ogni caso, non sfugge questo aspetto che viene tenuto in debito conto in sede di determinazione dell’assegno di mantenimento a favore di moglie e figli.

PILLOLE DI GIURISPRUDENZA

No all’addebito in assenza di intesa sessuale

E’ proprio il caso di dire che la Cassazione entra a gamba tesa fra le lenzuola dei coniugi! Sostiene la Cassazione (sent. n.8773 del 2012) che la mancanza di un’intesa sessuale rappresenta una “giusta causa” per abbandonare il tetto coniugale, ragion per cui l’abbandono, giustificato da tale motivo, non può sorreggere una pronuncia di addebito, emergendo, nella relazione di coniugio, l’assenza di un rapporto “sereno e appagante”. Trattasi non di una sentenza isolata ma di un orientamento consolidato nella giurisprudenza della Suprema Corte (per tutte, Cass. 17056/2007). Nel caso di specie è stata la moglie che aveva lasciato il marito andandosene di casa. Il marito le aveva, quindi, intentato causa facendo leva sulla violazione dell’obbligo matrimoniale di coabitazione. Niente da fare. I Giudici hanno dato ragione alla moglie.


A cura dell’Avv. Claudio Calvello

Via Previtali 30, 35031
Abano Terme (PD) – Tel. +39 049 8668202
www.studiolegalecalvello.it
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