Codacons: poca chiarezza ed anche pochi poteri nel riordino proposto dal governo

Anche secondo Codacons, la nuova proposta del Governo ha due “principi sbagliati”: il primo è senza dubbio quello che riguarda gli Enti Locali che con questo intervento dell’Esecutivo avranno pochi poteri, od anzi non ne avranno, per limitare le sale da gioco ed i casino certificati aams, ed il secondo è quello del “distanziometro nazionale” -che dai primi sondaggi non ha certamente colpito benevolmente i cuori dei protagonisti del settore- che dopo essere stato a lungo atteso sembra “insufficiente” per la tutela dei “luoghi sensibili”.

Quindi, sempre secondo Codacons, troppe ombre sulla bozza dell’Esecutivo e veramente poca luce sul riordino dei giochi: oltretutto, lo stesso Codacons lamenta come, praticamente, i “Comuni siano stati privati dei poteri di intervento in materia” ed anche come questa tanto agognata bozza sembra essere stata redatta quasi senza consultazione con le associazioni che fanno parte dell’Osservatorio contro il gioco d’azzardo.

La bozza, in ogni caso, prevede che gli Enti Locali possano agire solo in casi di emergenza grave e di intesa con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ma ovviamente non viene specificato il criterio con il quale queste situazioni da affrontare possano considerarsi “di pericolosità e di emergenza”. Ed anche Codacons ha qualche cosa da dire sul “distanziometro nazionale” che non rispetta il volere dei Comuni: la distanza minima di 150 metri si applica solo alle sale di nuova creazione ed esclude alcuni luoghi di aggregazione importanti e particolarmente sensibili come i centri per anziani e non solo.

Il “distanziometro nazionale” viene messo in discussione anche perché si potrebbe ritenere applicabile solo nei piccoli centri e, quindi, nei piccoli comuni, ma non è assolutamente sufficiente in grandi città come Roma, Milano, Bologna dove sono stati posti limiti dai luoghi sensibili almeno di 500 metri: una discrepanza notevole questa che va assolutamente riconsiderata. Codacons ritiene che gli Enti Locali, in cambio delle risorse che la bozza d’accordo ha promesso, accettino un “qualcosa” che toglie loro i poteri e non aiuta assolutamente in modo importante la lotta al gioco problematico ed il suo abuso, lasciando oltre tutto ancora troppo spazio alle “lobby dei giochi”.

Altro parere (quasi negativo, o quanto meno “perplesso”) è quello esternato da “Mettiamoci in gioco” che ritiene questa ultima proposta del Governo per il riordino ancora piena di criticità e ne richiede una ulteriore, nuova stesura che vada oltre le possibilità “conferite” agli Enti Locali di gestire le fasce orarie di interruzione del gioco sino ad un massimo di sei ore giornaliere e di applicare la distanza di 150 metri da Sert, scuole e chiese. Ritiene queste due “concessioni” certamente importanti che possono racchiudere il tentativo di mediazione che il Governo sta mettendo in campo.

Dare ai Comuni la possibilità di intervenire su queste due questioni, possibilità seppur assai più limitata rispetto a quella attuale, è importante ma, nel medesimo tempo, sono “novità” che lasciano ancora un po’ di amaro in bocca. Sia perché le variegate tipologie dei luoghi sensibili sono state ridotte soltanto a tre categorie, sia perché la distanza che in quasi tutte le città è stata regolamentata dai 300 ai 500 metri, viene ridimensionata con il “distanziometro nazionale” in soli 150 metri e si potrà applicare solo a nuove attività: e per le attività esistenti? Non è stato specificato nulla: veramente poca chiarezza in questa ultima ed agognata bozza.

Mikael Lake
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