Secondo uno studioso americano, il papiro, pianta nota fin dai tempi degli antichi Egizi, agirebbe come filtro naturale per la depurazione delle acque.

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Secondo uno studioso americano – John Gaudet – il papiro potrebbe essere un alleato assai importante per combattere l’inquinamento delle acque nostro pianeta. Studiare meglio la pianta del faraoni infatti potrebbe aiutare gli stati africani ad affrontare alcuni dei problemi ecologici che colpiscono i loro territori, primo fra tutti il problema della scarsità delle risorse idriche, dovuta alla contaminazione delle acque, che mette a rischio le popolazioni locali e le loro fonti di alimentazioni, cioè la flora e la fauna.

Gaudet è l’autore di un libro The Plant that Changed the World”, “La pianta che ha cambiato il mondo”, pubblicato negli Stati Uniti nel giugno scorso e che ripercorre la storia di questa celebre pianta del Nilo concentrandosi sul suo ruolo quale filtro contro l’inquinamento.

Nonostante i toni sensazionalistici però l’autore non pare certo uno sprovveduto in materia di ecologia. Le prime ricerche di Gaudet – che oltre a essere un attivista ha anche con un dottorato di ricerca presso l’Università della California a Berkeley – si sono concentrate sulle antiche piante acquatiche tra cui il papiro e sono state in parte finanziate nientemeno che dalla National Geographic Society, ricerche che lo hanno portato in Uganda, Kenya, Sudan, Etiopia e molti altre zone dell’Africa, in cui cresce il papiro. Il suo lavoro è stato citato inoltre sulla prestigiosa rivista Nature, dalla BBC e sul New York Times.

Il papiro infatti è una delle piante a più rapida crescita al mondo, addirittura due raccolti l’anno, ma ancora poco studiato dal punto di vista ecologico. Ma come agisce il papiro in termini di filtraggio? Come spiega l’autore, la strategia è quella di scavare un dedalo di canali per prolungare il passaggio delle acque da ripulire, che passano poi attraverso le foglie di papiro, ripulendosi, come avviene già nelle paludi del lago Vittoria, in Africa Centrale, nel lago Manzala in Egitto e vicino a Porto Said  sul Mediterraneo.

Inoltre, la presenza del papiro nelle zone paludose è correlata, secondo Gaudet, con la presenza di varie specie di uccelli che trovano lì un ottimo habitat naturale.

Cristina Da Rold
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