Il valore dell’esser-ci nelle relazioni

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Avere di fronte l’altro, vederlo, sentirlo e accompagnarlo per quel che è. Poi accorgersi di come le sue emozioni risuonino in noi e afferrare il valore concettuale e pratico dell’empatia. Non occorrono grandi studi per impratichirsi ma la semplice voglia di mettersi in gioco per entrare in sintonia con le emozioni altrui.

Le tre condizioni-base per avviare una relazione empatica sono:

  • avere chiarezza di identità (chi sono? Dove inizia e dove finisce il mio vissuto emotivo?);
  • aprirsi a ciò che arriva dall’altro senza giudizi (accantono le mie convinzioni);
  • maturare una capacità di auto-regolazione (sento le emozioni ma sono in grado di contenerle).

È necessario, infine, tenere d’occhio il punto cardine della faccenda: sentire le emozioni dell’altro come se fossimo l’altro non vuol dire essere l’altro. La mancanza di identificazione e la saldatura di identità aprono la strada ai benefici dell’empatia:

  • Lo sviluppo del terzo orecchio, o miglioramento della capacità di ascolto (durante il dialogo e nel silenzio)
  • Il raffinamento dell’intuito, o abilità di percezione dell’altro oltre i dati visibili
  • La riscoperta di uno spazio interiore, o il contatto con zone inconsce sopite che si erano accantonate e che possono essere ripercorse nel rapporto con l’altro.

Essere empatici non toglie spazio né mina l’energia. Al contrario, consente un arricchimento e un potenziamento delle proprie risorse emotivo-cognitive. Chi se le sente di tentare?

Lucrezia Holly Paci
PJ magazine

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