Cristiano Chiarot, ex giornalista e capoufficio stampa con delega al marketing del Gran Teatro La Fenice, è diventato, dal 2010, sovrintendente.

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L’opera e il teatro fanno da sempre parte della sua vita, una passione innata di cui mi ha parlato in un’afosa giornata estiva dal suo studio al secondo piano del teatro, ricostruito dopo l’incendio doloso del 29 gennaio 1996. Ci vollero 5 anni per ricostruire la Fenice, che ripartì con “La Traviata”, l’opera che Verdi decise di proporre per la prima volta a “La Fenice”. E da lì inizia l’intervista…
Sfatiamo un mito: non è vero che La Traviata fu un flop, come annunciò la stampa dell’epoca, a marzo del 1853. È vero che Verdi non fu contento, ma dei protagonisti e dei costumi usati, non dell’opera. Infatti, l’incasso della prima, allora, fu di ben 3489,90 lire, le altre repliche si attestarono su una media di 1450 lire, contro le 650 lire che allora si percepivano a rappresentazione.

Quindi sin da quei tempi La Fenice fu in grado di generare profitti. E oggi?

Anche oggi il nostro teatro è un esempio, riuscendo a generare utili. Siamo un grande investimento per la città, si pensi che siamo in attivo e, sotto forma di tasse, rimborsiamo tutto quanto ci assegni lo Stato. Ciò grazie alle visite e alle rappresentazioni. Abbiamo cercato di ottimizzare le risorse a nostra disposizione creando più repliche, più servizi e coprendo totalmente l’incremento dei costi grazie alle entrate della biglietteria, che denotano un trend costantemente in crescita da almeno 5 anni.

Mi fa un esempio del tipo di nuovi servizi?

Beh, nei mesi estivi abbiamo inaugurato il Festival “Lo spirito della musica di Venezia”, che si occuperà di musica francese, barocca e contemporanea, perché da sempre la nostra città è stata un crocevia di culture, che credo non debbano andare perse. Dobbiamo cercare di rimanere cosmopoliti culturalmente, perché non possiamo rinnegare l’apertura che da sempre contraddistingue Venezia. E il teatro è la naturale chiave attraverso cui recuperare tali valori. Per questo motivo respireremo ad ampio raggio il teatro, anche con espressioni di musica sinfonica e produzioni di danza, senza trascurare il Jazz, ospitando concerti di Paolo Conte, Cassandra Willson e Burt Bacharach.

Peccato che l’Opera sia vista molto distante dai giovani.

Sì e no, perché è vero che alcuni prezzi non sono accessibili a tutti, ma abbiamo studiato formule per le quali si parta da un prezzo di 15 euro per il loggione. Del resto il nostro lavoro richiede un impegno economico consistente. E proprio per avvicinare i giovani a teatro abbiamo studiato un modo per farli accedere senza impegnativi esborsi. Con le Università del territorio abbiamo stipulato un accordo con cui gli studenti che si presentino 20 minuti prima dell’inizio dello spettacolo possano acquistare il biglietto, per il miglior posto disponibile, a 10 euro (5 euro per i concerti). Oltre a riduzioni sul prezzo dell’abbonamento, fino a 26 anni, e ad accordi dedicati gli alunni delle scuole primarie. Ci impegniamo per i giovani.

Ma da dove nasce questa passione che è diventato per lei anche un lavoro?

È inspiegabile, certamente i miei genitori ci hanno messo del loro, da abbonati, mi portavano sempre a teatro dall’età di 3 anni. Non posso che ringraziarli per avermi infuso questa gioia, che coltivo ancora oggi. Infatti, tuttora acquisto dvd e libretti di ogni opera che riesca. Il piacere di ascoltare e toccare questo tipo di musica e le storie raccontate è inenarrabile.

Tomaso Borzomì
PJ magazine

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